La storia del Babà

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La storia del babà
Babà con panna e fragoline

Una fuga avventurosa

Si dice che molte ricette nascano per caso. Personalmente alle leggende non ho mai creduto molto; non credo a bottiglie di rum volanti finite per caso in un impasto e neanche a lievitazioni miracolose o alla maionese senza uova. Nella storia del babà però il Caso c’entra eccome.

Una famiglia reale sterminata dal vaiolo, un regno sull’orlo del collasso e una principessa sconosciuta destinata a diventare regina di Francia: sono questi gli elementi base di una incredibile serie di fortunosi eventi che portarono un dolce locale alla ribalta delle principali corti europee.

Stanislas Leszczynski, re di Polonia per pochi anni, fu agli inizi del XVIII secolo oggetto di uno scambio dovendo cedere il suo regno all’influenza dello zar Alessandro il Grande a causa del conflitto di quest’ultimo con il re di Svezia, suo protettore e perciò costretto a riparare in Lorena.

Sotto la protezione della Francia, il re detronizzato divenne Duca di Lorena e grazie ad un complicatissimo intreccio di casualità, che portarono sua figlia Maria a divenire moglie di Luigi XV, potè rinverdire i fasti del suo casato.

Dal Baltico a Versailles

Nato nella regione di Danzica, all’epoca parte del regno di Prussia, in origine si chiamava babka ponczowa ed era ottenuto da una base di pasta di pane aromatizzata e speziata, portata come dono votivo nelle feste di Pasqua.

Il nome deriva da babka (vecchiarella) e ponczowa (spugnoso) in quanto dolce speziato e secco.

La diffusione in Francia avviene ad opera della passione del duca per i dolci, ma soprattutto al suo pasticciere Stohrer, che beneficiando della fortuna del suo padrone, divenne pasticcere di corte.

Diderot usò il termine baba per la prima volta in Francia in una lettera nel 1767 parlando di un gâteau russe-polonaise, ma fu Grimod de La reynière nel suo Almanach des gourmands nel 1806 a descrivere “una specie di biscotto di Savoia allo zafferano fatto conoscere in Francia dal re Stanislas I e realizzato dal famoso pasticciere parigino M. Rouget.

L’ultimo desiderio di Maria Antonietta

Nella sua versione secca, che resterà tale fino al 1835, il babà, era un punto di riferimento per la corte di Versailles.

Per creare il proprio successo molti cuochi facevano assaggiare le proprie ricette a personaggi influenti a corte sperando poi che queste ultime divenissero una moda tra gli aristocratici e poi si diffondessero anche nell’uso comune.

Quando le fu presentato nella versione con zafferano e uvetta di Corinto Maria Antonietta non volle neppure assaggiarlo.

Astutamente il pasticciere Stohrer sfruttò la rivalità della regina con Madame de Pompadour, favorita di Luigi XV, la quale fece dire che lo aveva apprezzato moltissimo.

Fu così che anche la sfortunata regina si convinse ad assaggiarlo e lo gradì talmente tanto che qualche anno più tardi, poco prima di essere decapitata, si rammaricò di non poter avere, quale ultimo desiderio, la “pate levèe”.

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